domenica 28 ottobre 2012

Gianroberto Casaleggio spiega alcune “non regole” fondamentali del MoVimento 5 stelle

“Per quanto riguarda l’organizzazione il discorso è semplice nel senso che non c’è organizzazione. La persona sul territorio è libera di fare le sue scelte autonomamente. Per quanto riguarda le liste a livello comunale, ognuna di queste liste fa esattamente ciò che gli pare senza organizzazione, senza riferimenti, senza chiedere permesso al referente regionale, senza chiedere permesso al referente nazionale. (Non esiste nessun riferimento provinciale NDR)
Queste cose sono la morte del possibile sviluppo del MoVimento. Perché poi alla fine c’è sempre un capopanza anche se magari lo fa in buona fede.
Però è la massima libertà quella che fa circolare il sangue nel MoVimento e fa si che chiunque possa entrarci senza avere delle barriere. Chi è entrato tre anni fa non è né migliore né peggiore di chi ci entra domani. Ha accumulato più esperienza ma non può pretendere di avere una posizione organizzativa. Se cominciamo a farlo siamo nella china che ci porta alla creazione di un partito.E a questo punto tanto vale iscriversi a un altro partito: facciamo prima.”
(Gianroberto Casaleggio)
CHE SIA CHIARO CHE NON ESISTONO SEDICENTI “REFERENTI PROVINCIALI ” AI QUALI BEPPE GRILLO “HA DATO AUTORIZZAZIONE ALL’ORGANIZZAZIONE DEL TERRITORIO”
CHI VI DICE COSE DEL GENERE E’ IN MALAFEDE TOTALE ED E’ UN MILLANTATORE.
Vi invitiamo a segnalare casi del genere a questo link:
http://www.beppegrillo.it/movimento/contattaci.php

giovedì 6 settembre 2012

Breve storia di una generazione

"Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo. Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, ...rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tf, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli - per senso di responsabilità - e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ’60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene affanculo!”. (Breve storia di una generazione)
segnalazione di Paolo G. dal sito di Beppe